Bonifica.
Equilibrio tra terra e acqua

Bonifica della Romagna

Elmo

Un po' di storia...

Opere fondamentali di bonifica in Italia certamente risalgono alle civiltà preromane. Non sono pensabili senza di esse gli stanziamenti greci nei territori tirrenici e ionici del continente meridionale e della Sicilia, fiorenti già nell'ottavo secolo a.C.; e, nei medesimi tempi, la potenza etrusca nel Lazio, in Toscana e nella valle del Po.

Poi l'opera di Roma di cui restano non poche vestigia: le sue strade, i suoi acquedotti, i suoi canali per prosciugare, fognare, irrigare; soprattutto la sua inconfondibile opera di colonizzazione.

Ma - mentre non è da dimenticare che, nel periodo più fiorente di Roma, la popolazione d'Italia non superò probabilmente i 10-12 milioni - ricordiamo che già prima della fine della Repubblica Romana erano in decadimento i territori greci ed etruschi, con pianure litoranee invase da paludismo e malaria; che dopo l'età augustea tutta la penisola entrò in un periodo di decadimento economico, di concentramento della proprietà terriera, di impoverimento demografico; che poi dalla fine del terzo secolo d.C. si accelerò quel processo caratterizzato dall'abbandono di terre già coltivate, dall'estensione di vegetazione incolta (boschi, pascoli), dal disordine delle acque, dal flagello malarico, dalle rovine di città e dei loro scambi con le campagne; insomma dal ripreso dominio della natura sull'opera dell'uomo volta a imbrigliarla e piegarla ai suoi bisogni.

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