Bonifica.
Equilibrio tra terra e acqua

Bonifica della Romagna

Coppa

"Ora et labora"

Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente - nel quinto o sesto secolo - l'Italia non contava probabilmente più di 5 o 6 milioni di abitanti. In questo periodo di incertezza la popolazione più debole accorreva presso i grandi proprietari che, data la debolezza dell'autorità centrale, garantivano non solo le produzioni agricole, ma anche le elementari produzioni artigianali.

Non mancarono anche iniziative maggiori da parte di monasteri, vescovi, papi: S. Benedetto aveva insegnato "Ora et labora".

Nonostante questo, solo una parte delle terre del grande dominio fondiario era sottoposta a coltura: il resto era lasciato incolto, per uso comune di legna e pascolo da parte della popolazione. Nei vastissimi patrimoni di chiese e monasteri si andò sviluppando un profondo rivolgimento del regime fondiario; gran parte della proprietà era frazionatamente concessa a contadini e tale concessione era regolata da svariati tipi di rapporti, ma tutti, più o meno, prevedenti l'obbligo del miglioramento della terra e la possibilità del godimento come diritto ereditabile ed alienabile. A questo processo storico si affiancò il ripopolarsi di molte città ed il rifiorire di attività commerciali e artigiane: anche la terra ridiventò oggetto di commercio e, quindi, si risvegliò l'interesse al dissodamento che fu compiuto, in primo luogo, dai contadini che coltivarono e migliorarono le loro piccole terre con le modeste opere alla loro portata.

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